Ho letto l’interpretazione critica che Marco Macciantelli fa di ‘The place’ (il film diretto da Fabio Genovese) sul Magazine di ‘Articolo 1’ (https://articolo1mdp.it/5030-2/) diretto da Chiara Geloni. L’ho trovata convincente e godibile, ma dissento in almeno due passaggi. Scrive Macciantelli a proposito del personaggio interpretato da Valerio Mastandrea: “Ovviamente l’ultimo dei problemi è chi egli sia. Non ha alcuna importanza. Un disperato al cospetto di altri disperati”. No, invece ha molta importanza cercare di capire chi possa essere. Anche perché la sceneggiatura semina particolari precisi. “Amo i dettagli”, ribadisce spesso il personaggio di Mastandrea. Che, poi, non fa altro che stipulare accordi e contratti con i suoi avventori. Viene naturale pensare al demonio, che appunto ‘è nei dettagli’, a una sua versione certamente disincantata, stanca e un po’ oziosa. Chi ama i dettagli è indifferente al fine e al ‘che cosa’. Si attesta al ‘come’, ai modi minuti e rifiniti in cui le cose avvengono, alle minuzie tecniche, alle sensazioni provate nella fattispecie. Nulla a che fare con il contenuto generale della cosa, con il ‘fatto’ nella sua portata. Anzi, questi fatti, il ‘che fare’ sono già scritti e prestabiliti nel quaderno che compulsa: lui si limita solo a registrarli e a prescriverne a chi ‘liberamente’ si presenta dinnanzi a lui. Tutto qui. Quasi meccanicamente. È la tecnica a prevalere, non i fini. Un funzionario della volontà e dei desideri altrui, potremmo dire.

Ed ecco il secondo punto. Il Male non c’entra, perché questo non è un film sul Male, che è solo compartecipe (assieme al Bene) degli eventi, ma che è ingenerato da una causa ancor più originaria e primitiva, ossia la Volontà, il Desiderio, e dunque la Volontà Desiderante. I dirimpettai del diavolo si limitano a esprimere desideri, a volere qualcosa, e solo dopo a confrontarsi con le richieste prescritte in cambio della realizzazione effettiva dei loro voleri. Ma è già nel volere la ‘mostruosità’ degli uomini che seggono davanti al diavolo Mastandrea. Quest’ultimo, difatti, dinanzi alle proteste per l’evidente malvagità di talune richieste, risponde dicendo che sono loro i ‘mostri’, non lui. Loro fanno il Male. Perché lui non prova desideri, ma solo amore per i dettagli. E dunque, ancor più originario del Male è il Desiderio. Un desiderio che straripa, abbonda, va oltre i singoli soddisfacimenti, trabocca verso nuovi patti, ulteriori contratti, altri desideri e successive e concatenate richieste. Un desiderio illimitato, che fa venire a mente Leopardi e la sua teoria del piacere. “L’anima umana – scrive nello Zibaldone – desidera sempre […] e mira unicamente al piacere”. Ma “questa tendenza non ha limiti”. Non c’è piacere umanamente finito che uguagli il desiderio: se arrivi a possedere qualcosa ecco che subito ne desideri una ulteriore. Alla fin fine si desidera il piacere e si desidera di desiderare, ben oltre la concretezza di un soddisfacimento singolo e concreto.

Il Male ingenerato dal volere è tutto in questa illimitatezza, nella insoddisfazione che procura, nella lunga propaggine di desideri incatenati, nella volontà senza confini. “L’anima – scrive ancora Leopardi – cerca avidamente quello che non può trovare, cioè un’infinità di piacere, ossia la soddisfazione di un desiderio illimitato” (corsivo nostro). Ecco. Quasi tutti i dirimpettai del diavolo desiderano qualcosa, ma desiderano pure altro e di più, e rinnovano i contratti, oppure restano vittima del proprio stesso desiderare, non ne escono affatto, e mettono in opera la Volontà, di cui divengono testimoni vivissimi. Questa è la mostruosità, da cui il diavolo si chiama fuori, quasi biasimando i ‘desideranti’. Almeno sino a un certo punto, però, almeno sinché non si trova a desiderare lui stesso, non tende a esprimere una propria volontà, e non cade vittima del desiderio. Parlo della scena della bomba. La costernazione che prova, il timore che qualcuno degli astanti possa morire, Angela compresa. A quel punto i dettagli non gli bastano più: è già pronto a diventare un mostro. La storia della religione e della letteratura sono pieni di angeli caduti. Qui a ‘cadere’ è invece il diavolo. Lui che sino a un attimo prima si trincerava nei dettagli, ma che ora vuole sperimentare di persona la Libertà, il Volere, e dunque il Male e il Bene prodotti dalla Libertà e del Volere. Uscire dal suo quaderno, dal destino narrato del suo quaderno, dalle prescrizioni che contiene, dalla gabbia del soddisfacimento delle volontà e dei piaceri altrui: ecco il desiderio chiave del diavolo. Angela lo ‘salva’ dai dettagli contrattualizzandolo, chiedendogli che cosa desiderasse davvero, prescrivendogli qualcosa, liberandolo finalmente al Volere.

Questa è la caduta, questa la mostruosità che prende possesso di chi si limitava dapprima ad amministrare la nostra libertà mentre ora ‘vuole’ esercitarla appieno. Scopriamo, così, che la lotta non è tanto tra Bene e Male (se non in via subordinata) ma tra Volere e Non Volere, tra evento e dettagli, tra ‘che fare’ e ‘come’, tra semplici amministratori della mostruosità e mostri veri. E scopriamo che la ‘salvezza’ di Angela non sarebbe il Bene in sé, ma la possibilità di pensare (ed esercitare nel concreto) il Bene e il Male, la possibilità della Libertà, la Volontà di volere, il Desiderio illimitato che lascia sempre insoddisfatti, e ci spinge alla ricerca di ‘altro’, in una giostra indefinita. La salvezza vera ci rende ‘mostri’, dunque, individui pronti a esercitare il Male (e il Bene) a causa della Volontà abbinata alla limitatezza dell’essere umano, a una Volontà impotente che si auto-alimenta incessantemente, un fiume che neanche il diavolo riesce a placare, anzi. Il diavolo ‘salvo’ è, infine, un diavolo ‘caduto’,  un diavolo divenuto partecipe della Volontà, dei suoi fini, degli scopi della vita. Un diavolo coinvolto, ben oltre i dettagli. Solo da ‘salvo’ il diavolo cade per davvero nell’inferno della vita, e scopre la propria diabolicità nel momento stesso in cui ne abbandona, paradossalmente, le vesti.

 

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