(Questa è la postfazione al mio libro di poesie, ‘Roma e Non Roma’ edito da ‘L’Erudita’, Roma 2016. Di seguito una poesia tratta dalla silloge)

Non Roma non è soltanto il negativo di Roma, ma un luogo reale, fisico, ai margini della Capitale: borgate ex abusive, quartieri difficili come Tor Bella Monaca o Torre Angela, un tessuto sociale ‘slabbrato’ e disadorno come quello di Borghesiana. Un non-luogo, per dirla come Marc Augè, se non fosse che si tratta di zone, piazze, strade, case abitate da una presenza umana multiforme. Ho provato a chiamare ‘Non Roma’ questo spazio scarsamente urbano, anzi destrutturato, ammassato e spesso informe, per dargli un nome che fosse anche ‘illustrativo’ e quasi didascalico della condizione urbana e personale che lo caratterizza. Una negazione che è comunque anche un’affermazione di identità. Luogo marginale sino a un  certo punto, perché sono centinaia di migliaia coloro che lo abitano, una folla di persone che vivono una vita difficile, complicata: ceto medio, si badi, non solo diseredati.

Ho voluto tentare una sorta di poesia civile. Oggi che la poesia è mal-intesa come pura espressione di un animo fragilissimo: animo solitario, borghese, restìo, narciso, egoico. E invece i versi dovrebbero raccontare anche la condizione umana in generale, le relazioni sociali, le questioni pubbliche, le solitudini collettive del genere di quelle che attecchiscono, appunto, nella borgata contemporanea, che della vecchia comunità non ha davvero più nulla. Filtrarle espressivamente, personalmente, come è giusto che sia quando si scrive in un registro poetico; ma mai soffocarle in certi deliri individuali e algidi, spesso collocati fuori da un contesto o da una cornice ampia di relazioni, rapporti, dialogo pubblico (anche solo mimato o presagito).

‘Io’ sono il protagonista dei versi. Perché non si può rinunciare alla spinta ‘propulsiva’ ed espressiva del soggetto quando si scrivono poesie, o quasi-prose come le mie. Ma il panorama, la scena, la ‘quinta’ di questi versi è un ambiente preciso, sociale, storico, urbano, sono altri individui (ma non ancora un ‘noi’), persone talvolta antropologicamente diverse dal ‘cittadino’ inteso nel significato tradizionale. Le poesie respirano un senso di ‘diversità’, sul quale io calco la mano abbondantemente e consapevolmente. Volevo una poesia della negazione, ma anche della differenza. Non versi ‘nichilistici’ ma di opposizione (seppure soltanto culturale e psicologica) tra mondi diversi: l’ambiente urbano denso, strutturato e quello ‘sparso’, impalpabile delle borgate. Metterli a contrasto per capirli di più. Non creare un ‘tipo’ astratto e privo di relazioni (quello del non-cittadino), colto nella sua sciocca assolutezza. Ma mostrare una dialettica, seppur ‘bloccata’.

Credo che ‘cantare’ le borgate non sia facile, soprattutto perché il canto, in questo caso un canto molto dimesso, quasi prosastico, si libra pesantemente da questi paesaggi privi di una vera densità o spessore urbano. Ma forse le ali vere sono quelle capaci di trascinare in alto persino la pietra di tufo delle case abusive piantate alla cieca nei prati.

 

***

Ecco l’orlo, il confine, le briciole
estreme di un mondo invece
consistente. Si sminuzzano le vite
qui, sono fiocchi di neve,
grana di tufo, polvere
di pozzolana, e poi una nuvola scura
le solleva. Magari potessi raccogliere
quei brani, densi ricomporli
in statue di cera. Ma penso
che siamo leggeri, poi, più leggeri
della pietra, dei cocci
di vita, dei sampietrini, dei passi
pesanti che segnano il suolo di Roma.
Nuvole, soltanto nubi di terra
riarsa forse, ma allora leggera,
inafferrabile come il vento che spazza
le case asserragliate quando tira
tramontana, o il freddo ti tallona.
Lì, dietro le finestre sbarrate di Non Roma
battono cuori lenti, passioni fredde,
discosti da altri battiti, sussulti,
soli come i tufi non ancora
intonacati, ma già abitati.
Dal terrazzo talvolta scorgi
una lite improvvisa, un tumulto
o senti scaldare i tuoi seni;
ma ci vuol poco o tanto
a veder ardere come rami secchi
in una vampa immediata –
fulminea,
i tuoi tormenti.

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