Il referendum deve essere stato una bella mazzata per un comunista come Mario Tronti, che ha dapprima manifestato la sua simpatia e fiducia per Renzi, e ha pure votato un Sì al referendum che ancora oggi definisce “giusto”, ma adesso si ritrova con un PD che “non si capisce cos’è”. Nell’intervista a Repubblica di domenica 12 febbraio scorso, ammette che per lui Renzi ha rappresentato una speranza, ma poi “alla fine è mancato il progetto strategico”. Che questo progetto mancasse, a dire il vero, lo si era capito sin dal rovesciamento di Letta e dal tatticismo che ha segnato tutta la fase renziana di governo. Non bisognava essere filosofi per averne un sentore. Oggi Tronti, però, è molto preoccupato. Il PD ha perso il popolo della periferia, dice. La sinistra si è occupata di diritti ma non di bisogni. Rimprovera Renzi di non aver messo in discussione la sconfitta referendaria, di non averne tratto le dovute conseguenze. Sembra che non sia accaduto nulla, si schermisce, perché si continuano a sentire gli stessi discorsi di prima. Se ne meraviglia, mi chiedo? Renzi e il suo partito gli sembrano una macchina pensante? Una macchina dibattimentale? A me no, francamente.

Chiedere un ripensamento agli altri, peraltro, dovrebbe comportare anche la disponibilità a un proprio ripensamento. E invece Tronti, alla fine, quasi se la prende con la minoranza, che vorrebbe, egli dice, fare la scissione. Mentre, invece, esorta, servirebbe un ‘grande partito’ non una cosina del 10%. Solo con un grande partito, solo con la vocazione maggioritaria (sic!), si possono difendere i deboli. E il PD sarebbe un grande partito o un partito grande? Me lo chiedo davvero. Ho in mente la pubblicità del pennello Cinghiale, con l’omino che va in giro in bici e sulle spalle porta con fatica un pennello gigantesco. Ecco. Ma, in fondo, lo ha detto bene Tronti stesso: il PD non si capisce più cos’è.

Ma se è così, di chi è la responsabilità? Di chi stava fuori o in minoranza o di chi si pavoneggiava da Palazzo Chigi? Di chi non si riconosceva nel nuovo corso o di chi vi vedeva una speranza? Di chi insisteva che il tema era la rappresentanza, o di chi invece affermava che il punto era la governabilità, e dunque il maggioritario, e dunque il bastone di comando, e dunque la crisi di autorità? Di chi si opponeva al jobs act oppure di chi lo votava per disciplina di partito, come Tronti ammette di aver fatto? Qual è il tema, quale il punto? Tronti, scusando l’inesperienza dei giovanotti scambiati per dirigenti e statisti, e prendendosela con chi vorrebbe fare la scissione (come se il PD fosse ‘qualcosa’ di definito da cui scindersi e non un progetto totalmente da ridefinire, un partito distrutto e da ricostruire), versando con ciò un po’ di acredine anche su chi in questi anni ha fatto opposizione oppure è uscito dal PD (gli ‘scissionisti’), dimostra di essere il primo a non fare autocritica, a non sforzarsi di capire quel che è effettivamente accaduto.

E cosa è accaduto? Che non ci sono stati solo i diritti scambiati per bisogni, come spiega Tronti, ma anche la comunicazione scambiata per politica, gli outsider scambiati per leader, i Parlamenti scambiati per aule sorde e grigie, deputati e senatori scambiati per pedine, i partiti scambiati per comitati personali, agenzie o congreghe, la Costituzione scambiata per un capriccio legislativo, e purtroppo anche filosofi che io stimo, che leggo da sempre, verso cui nutro una sconfinato riguardo, scambiati a loro volta per fiancheggiatori di una politica scialba, inadeguata, persino pericolosa, causa prima del disastro che Tronti pur descrive lucidamente e adesso, solo adesso, denuncia. Questo è il danno, qui bisogna intervenire. Rimettete in moto il pensiero, dunque, ritirate fuori la teoria, perché a lasciar fare ai giovani inesperti malati di tatticismo e politicismo, bramosi di potere e privi di una strategia, ci si rimette e basta. Sarà pur vero che ‘la filosofia arriva sempre troppo tardi’ e che ‘la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo’. Ma nessuno ha mai detto che sia cieca e sorda. Anzi, dimostri di veder bene sin da subito, senza acredine ma col suo consueto zelo millenario.

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